La Cipria

cipria-donna    Buongiorno, oggi voglio parlare della cipria. Quante giovani donne soltanto a sentire la parola ‘cipria’ urlano di orrore!!!! Eppure la cipria ha un’onorata carriera che inizia secoli fa in Italia e ancora oggi è usata e disponibile in vari colori, in polvere libera o compatta, di svariate marche o semplicemente prodotta in casa. La cipria, se saputa usare non solo aiuta nasconde piccoli inestetismi, ci aiuta a tenere asciutta la pelle evitando le fastidiose e antiestetiche bollicine di sudore, ma è addirittura curativa per la pelle. Ma attenzione, condizione necessaria, alla genuinità degli ingredienti. E ora ecco a Voi un poco di storia, nascita ed evoluzione di una semplice polvere che sa fare belle le donne!

LA CIPRIA

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La leggera e deliziosa “polvere di Cipro”, a base di amido di riso bianco e brillante, nasce in Italia intorno al ‘700 a sostituire finalmente la pericolosa e spettrale biacca, in uso fin dai tempi dell’antica Roma. Questa polvere di carbonato di piombo infatti, oltre a ingessare i volti in un pallore innaturale e inespressivo, avvelenava lentamente la pelle e l’organismo intero. Il nuovo prodotto invece, formulato con amidi di cereali, polvere d’iris fiorentina e preziose essenze naturali, unisce a una finezza cosmetica mai ottenuta prima un’eccellente funzione curativa per la pelle.

Il nome “cipria” viene dal fatto che la formula originale includeva la nota muschiata tipica dell’Acqua di Cipro. Secondo alcuni però si tratta di un equivoco, perchè il muschio usato per la cipria era l’Evernia prunastri che cresce sui tronchi delle querce, mentre quello presente nell’Acqua di Cipro veniva estratto dalla secrezione del capriolo porta – muschio asiatico.

Nell’Italia del Settecento, a differenza della Francia dove le polveri bianche si usavano soltanto per le parrucche, la cipria imbellettava, oltre ai capelli, anche il viso, il collo e spesso il corpo intero. Le varietà in commercio comprendevano ciprie bianche, rosa, color carne e persino ciliegia. Un nobile viaggiatore francese del Settecento riferisce con ammirato stupore la sua scoperta di questo finissimo cosmetico: “la polvere vi si fabbrica in maniera egregia e la si chiama cypro, perchè è dall’isola di Cipro che proviene il segreto. E, cosa singolare, riceve il suo odore da un lichene o da una muffa forte molto comune che proviene dagli alberi e che per macerazione in acqua dà un odore delizioso”.

Per quante varianti possano esistere nella composizione, nel colore e nel profumo, una buona cipria si ottiene ancora oggi essenzialmente con amido di riso o altri cereali setacciato con particolari tecniche e macchine, in modo che possa aderire finemente alla pelle. A questa base si possono addizionare vari pigmenti per conferire la tinta desiderata, secondo l’effetto che si vuole ottenere sulla carnagione. Le ciprie vengono profumate con le stesse essenze usate per i profumi, prima sciolte in alcol e poi fissate con la finissima polvere di magnesio. Esistono in commercio ciprie alla rosa, alla violetta, al patchouli, al mughetto o com aromi di fantasia. A volte la formula include ancora la preziosa e antica polvere d’iris: una famosa cipria inglese per esempio, chiamata Oatmeal power, si prepara con amido d’avena, essenze di bergamotto, limone e mandarino, e appunto polvere d’iris fiorentina.

Altre basi usate per la cipria sono la farina di mandorle dolci privata dell’olio, il talco e il caolino.

Una cipria di qualità applicata con arte è un cosmetico gradevole, innocuo e persino benefico, che può asciugare le fastidiose tracce di lucido sulla pelle, correggere, anche se solo temporaneamente, le piccole imperfezioni e attenuare la visibilità delle rughe, ravvivare il colore della carnagione e conferirle un aspetto morbido e vellutato.

Per chi volesse prepararsi in casa una cipria personale, ecco una formula generale che può servire da guida:

  • 75 grammi di amido finissimo di riso
  • 35 grammi di farina di frumento
  • 35 grammi di carbonato di magnesio
  • 1 grammo di polvere d’iris fiorentina

Mescolare bene e poi aggiungere da 1 a 2 millilitri di essenze, sgretolando pazientemente gli inevitabili grumi. La polvere così ottenuta va conservata in un barattolo di vetro al fresco e al buio, anche per vari mesi.

Tratto da: Gocce di bellezza di Mara Bertona.

Ciao a tutte da Tanja, responsabile di TruccoNatura     http://www.trucconatura.it

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7 thoughts on “La Cipria

      • Una domanda da ignorante in materia che sono io: ho sempre avuto il timore di fare da me delle cose che magari non utilizzo in poco tempo. Ossia: se mi faccio una cipria non devo mettere qualcosa per mantenere il prodotto? Non fa muffe o altro ?

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      • No, non contiene acqua quindi il problema non si pone. Non mettere essenze soltanto polveri, una raccomandazione fai attenzione all’igiene. Disinfetta tutto quello che userai per la produzione e l’ideale è che il contenitore finale sia o di vetro scuro o plastica non trasparente. Se il prodotto non prende né aria né luce stai tranquilla che si conserva.

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